I dati.

Un dato è qualcosa di cui disponiamo.
Ad esempio potremmo trovare un foglietto di carta con scritta questa stringa (=insieme, sequenza) di numeri:

18180450458341329

Un dato può diventare informazione se disponiamo della chiave per interpretarlo, del contesto, di quelli che chiamiamo metadati.

Nel nostro esempio i metadati sono:

  • Quanto sei alto?
  • Quanto pesi?
  • Qual è il tuo numero di scarpe?
  • Qual è il numero di telefono del tuo ufficio?

Grazie ai metadati (=informazioni sui dati) ecco che i dati

18180450458341329

si trasformano in informazioni:

  • Quanto è alto Nicola? 181
  • Quanto pesa? 80
  • Qual è il suo numero di scarpe? 45
  • Qual è il numero di telefono del suo ufficio? 0458341329

Le informazioni.

Una informazione dunque è qualunque cosa riduce l’incertezza riguardo a una certa questione. In altre parole: prima non sapevo quanto era alto Nicola, poi grazie al metadato sono riuscito ad interpretare il dato di cui disponevo e ho avuto l’informazione che mi mancava (e così via per gli altri dati, gli altri metadati e le altre informazioni risultanti).
Ancora in altre parole: la domanda è il metadato, la risposta è il dato che diviene immediatamente informazione (essendo contestualizzato).

Non è poi detto che le informazioni ottenute siano corrette. Questo è un altro tema. Ma in ogni caso si tratta di informazioni.

I Big Data.

Negli ultimi 20 anni sono diventati di uso comune moltissimi dispositivi (a partire dallo smartphone, alla televisione on demand, alle carte di pagamento, al cloud, ai sensori ecc.) che trattano e producono grandi quantità di dati.

Questi dati possono essere sfruttati per ottenere informazioni sul comportamento umano e poi ricavarne profitto (nel caso del marketing) o anche più in generale per fare un “quadro antropologico” della società e del mondo in cui viviamo. Non per niente la nostra società è definita società dell’informazione, in quanto fortemente caratterizzata dalla grande disponibilità di informazioni.

A questo proposito ho trovato veramente interessante un articolo di Anna Momigliano su Studio sul rapporto fra Big Data e scienze sociali. Nell’articolo si fa notare la differenza sostanziale fra il “prima” e il “dopo” la disponibilità dei Big Data.
“Prima” erano i sondaggi (le survey) e le persone a cui veniva chiesto di esprimere un parere o di riportare una esperienza mediavano necessariamente la risposta, ossia dicevano quello che volevano dire, in quella che in sociologia della comunicazione potrebbe essere una self optimized presentation.
“Dopo” (oggi) possiamo disporre di dati raccolti all’insaputa delle persone che hanno contribuito a generarli: quando un utente fa una ricerca su Google non considera (ancora) di essere monitorato e dunque si comporta molto più liberamente di “prima”.
Questo fa sì che i risultati del “prima” e del “dopo” siano ben diversi e che quello del “dopo” siano indiscutibilmente più accurati, perché rispondenti a comportamenti reali ed effettivi.

Le questioni legate alla privacy, alla libertà e alla sicurezza sono a questo punto molto rilevanti e ne parlo in un altro articolo.

Molto più semplicemente 🙂 in informatica con Big Data ci si riferisce agli algoritmi e in genere alle tecniche per trattare in maniera adeguata grandi moli di dati (per le quali i metodi usati negli anni precedenti non sono usabili).

 

Bibliografia:
– Rossignoli, N., Appunti di cultura digitale, Lampidistampa, Milano, 2008
– Momigliano, A., Come i Big Data stanno cambiando le scienze sociali, Rivista Studio, https://www.rivistastudio.com/big-data-scienze-sociali, 08/12/2014
– AAVV., Cosa sono i Big Data: esempi concreti della vita quotidiana, CloudTalk.it, https://www.cloudtalk.it/big-data-esempi/

Immagine: Photo by Christina Morillo from Pexels

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